Il Bike Polo? E’ un rodeo punk rock. Bici mazza e pallina invece di basso chitarra e batteria. E‘ epica di popolo urbano: tre contro tre, come Orazi e Curiazi.
E’ la pallastrada del III millennio. La compagnia dei Celestini ha messo le ruote, ma senza perdere la fantasia e la poesia randagia di cittadini del mondo.
Quelli del bike polo. Non ne sapevo nulla. Li ho conosciuti in quel sito orrido che si chiama Oval. Una vigliaccata architettonica, l’Oval. Possibile solo in quella lontana stagione olimpica dove tutto era consentito.
Sabato 15 e Domenica 16, weekend di sport, weekend di Winter Sport. Non importa se è appena cominciato l’autunno. Winter sounds good e winter sia.
Bella l’idea, sulla carta. Dare visibilità e testimonialità agli sport cosidetti minori. Quelli che la passione non basta a produrre soldi e quindi a trovare uno spazio dignitoso e quindi sponsor e quindi soldi e quindi.
Bella l’idea, sulla carta. Perchè nella realtà i metri quadrati migliori se li rubano le solite inflazionate fit-fighetterie: aerobica e spinning, step e persino acquagym, in un delirio scomposto di decibel e playlist musicali impazzite.
Ma nella ressa di appuntamenti senza regia nè copione, i biker del polo si sono guadagnati il loro campo, defilato ma vero, tra i tatami della kick thai boxe e il confine sud della popolosa tribù di ginnastica ritmica.
E ci giocano un torneo vero, c’è la meglio gioventù del ranking nazionale e pure un tostissimo team svizzero a dare il tocco internazionale. Hanno un nome hardcore, anzi “hardcourt”, cazzuto come loro: The Moteur Fucker, sono tra i favoriti e non smentiranno il pronostico.
Sembra facilissimo giocare a bike polo: bicicletta, mazza per colpire la pallina, pallina. Si gioca in squadre di tre persone, ma anche in due contro due sembra parecchio divertente.
Invece è difficilissimo giocare a bike polo: un misto di hockey e ciclismo, con momenti di basket e pallanuoto. Devi essere agile e forte, delicato ed esplosivo. Un occhio alla pallina, uno al campo, uno al gioco che verrà. Serve fiato, oltre che sprint, perchè scatti e contrasti sono di un’intensità devastante. Dieci minuti che sembrano non finire mai. Senza contare i supplementari. Tutti hanno il casco, minimo sindacale di protezione a questi livelli di agonismo. Qualcuno integra con gambali e gomitiere. Le divise, come capita. L’ho detto che sono punk, no? Si cozza, si cade, ci si rialza. Stop and go frenetici, speed brucianti, virtuosismi da equilibrista, tagli, recuperi e contropiedi. Adrenalina a fiotti. Alla fine, posate a terra mazza e bike, un abbraccio collettivo segna un confine invalicabile: quello tra il prima e il dopo, dove finisce la rivalità e comincia l’amicizia.
E’ lo sport, ragazzi. E’ tutto qui.
